La hubris di Netanyahu e la controffensiva iraniana
La hubris (termine di origine greco-romana) è la "tracotanza" di chi si crede invincibile o legittimato dal proprio Dio: la storia ci insegna come questo delirio di onnipotenza abbia portato alla disfatta di molti regimi.
Le immagini della devastazione a Tel Aviv e Haifa mostrano le conseguenze di questa postura criminale: Netanyahu, convinto di sopraffare facilmente l’Iran come i civili inermi palestinesi, ha scatenato la controffensiva e fatto crollare il mito dell'inviolabilità di Israele.
Alla retorica umanitario-compassionevole, che serve solo a contare le vittime, preferisco quella della responsabilità: Benjamin Netanyahu e l'entità sionista sono i responsabili di questo scempio, e dovranno affrontare tutte le conseguenze morali, umane e materiali delle loro azioni.
Ben venga la forte controffensiva iraniana: quando gli israeliani faranno del sionismo la memoria storica che i tedeschi hanno fatto del nazismo, solo allora ritornerà una pace giusta in Medio Oriente e la fine di molti crimini.
Non illudiamoci: se gli USA e i vassalli europei interverranno, Netanyahu ne uscirà rapidamente vincitore e ancora una volta assolto, e nulla avremo imparato dalla storia noi popoli individualisti occidentali, rassegnati all'operato indecente dei nostri governi.
Tuttavia rappresentare l’Iran come povera vittima indifesa è parte della propaganda sionista: Israele ha distrutto la sede della tv statale iraniana, ucciso figure apicali dell'esercito e ad oggi quasi un migliaio di civili, ma apprendiamo solo in parte i successi militari iraniani (distruzione della sede centrale del Mossad e del Weizmann Institute, e non solo) a causa della censura imposta dal governo israeliano.
E chi (come il sottoscritto) brinda ai successi militari dell'Iran, deve togliersi ogni senso di colpa: quando falliscono tutte le soluzioni pacifiche e militari diplomatiche, è il più umano dei sentimenti gioire per ogni colpo inferto all'oppressore.
La priorità è fermare Israele, indipendentemente dalla politica interna e da quel che rappresenta l'Iran: se valeva per la Germania nazista, un buon prosecco vale per Israele sionista.