Le parole di Francesca Albanese che fa comodo ignorare
In questi giorni è avvenuto un episodio infelice che ha oscurato il grande movimento in sostegno al popolo palestinese: circa un centinaio di manifestanti hanno fatto irruzione nella sede torinese de La Stampa.
L'occasione è stata prontamente sfruttata dalla maggioranza di governo e dalle correnti liberal-sioniste per alimentare una stucchevole campagna di vittimismo.
Diversi esponenti liberal del PD ne hanno approfittato, dopo aver taciuto per non compromettere l'operazione simpatia Schlein sulla Palestina: alcune parole di Francesca Albanese sono state il pretesto ideale per riaccendere la polemica e "pentirsi" di averle concesso la cittadinanza onoraria.
Francesca Albanese ha osato sottolineare che esiste alla base un comprensibile problema di rabbia sociale, per poi usare un'espressione imprudente: che l'accaduto debba "essere da monito" a una stampa disinteressata alla Questione Palestinese.
Prevedibilmente, sono queste le parole di cui oggi stiamo discutendo, nonostante Francesca Albanese abbia già condannato ufficialmente l'episodio.
Mentre ci interroghiamo se tali parole siano o meno inopportune, mentre qualche patetico giullare sionista si cimenta in parallelismi con la Shoah e il fondamentalismo islamico, il leitmotiv di indignazione in un Paese serio resta quello che segue.
Oltre 300 vittime civili dopo il discutibile accordo di tregua a Gaza, continue incursioni violente e mortali dei coloni in Cisgiordania, tre giovani connazionali aggrediti e le pavide parole del Ministro Tajani, più preoccupato a sottolineare la loro buona salute che a prendere posizione.
Sottolineo, inoltre, che il Ddl Gasparri volto a criminalizzare l'antisionismo e le critiche a Israele è pronto alla discussione in Parlamento, un infame e anacronistico colpo di spugna su due anni di genocidio e un'opinione pubblica radicalmente cambiata.
È la destra reazionaria in modalità Internet Explorer che si riappropria di una narrazione, con beneplacito dei liberali traditori della giustizia sociale.
Sono queste le priorità di cui occuparci e preoccuparci.