I fascioliberali sono la nuova minaccia alla democrazia
L'ultimo attacco di Carlo Calenda a filoputiniani e presunti tali ha oltrepassato il confine tra grottesco e intimidatorio: chiede "una verifica approfondita degli organi di sicurezza dello Stato" su Alessandro Di Battista, irritato dalla promozione del suo ultimo libro "La Russia Non È Il Mio Nemico".
Questi sono i colpi di coda di una bestia ferita, chiamata "centro liberale": si riconoscono dalla difesa estrema dell'individualismo e dello status quo economico, ma ultimamente più dalla postura bellicista verso la Russia e giustificazionista verso Israele.
L'aspetto più preoccupante è la deriva censoria e intimidatoria contro critici della NATO e filopalestinesi radicali: dalla chiusura del conto bancario di Francesco Toscano alla rimozione dell'aula destinata a un convegno di Angelo D'Orsi, per passare alla recente polemica sulle parole di Francesca Albanese.
Adesso è il turno di Alessandro Di Battista.
Ma sarebbe anche il turno per un moto di coscienza collettiva: i nuovi fascisti non hanno la "scorcia", non sono omofobi né xenofobi alla vecchia maniera, non provengono da contesti di degrado.
I nuovi fascisti sono figli di papà laureati nelle università di élite, si definiscono antifascisti ma promuovono intimidazioni legali e fango mediatico verso chiunque metta in discussione l'establishment con discreto seguito.
Parlano di guerra consapevoli che ci andranno gli altri, e che il loro destino sia in un consiglio di amministrazione o in qualche think tank pro NATO.
È tempo che gli "organi di sicurezza dello Stato" vengano tenuti fuori dai capricci di Calenda, e menchemeno da quattro arroganti figli di papà incapaci di riempire una piazza.
È tempo che il PD faccia un'azione giusta (che sia una): rompere definitivamente con questi ambienti ed espellere i loro fiancheggiatori, come l'europarlamentare Pina Picierno detta Pinachet.
Ed è tempo che personaggi come Carlo Calenda e Matteo Renzi vengano mandati tutti a casa.
Almeno loro, per il nostro bene.