Reggio Calabria unicum sul Referendum: espugniamo il feudo

Da cittadino di Reggio Calabria vorrei gioire insieme a voi, ma non riesco a dirmi soddisfatto di questa vittoria del No.

In premessa ringrazio chi si è battuto, a incominciare dal Comitato Per Il No reggino, svolgendo un lavoro straordinario di propaganda e confronto diretto con la cittadinanza.

Ma non accetto l'umiliazione di vivere nell'unico capoluogo del Mezzogiorno che premia, anche con pochissimo stacco, il Sì al Referendum.

Altro che voto di opinione: Reggio Calabria non ha esigenze diverse da Messina, Napoli, Cosenza, Catanzaro, Bari, Palermo (in parte delle quali governa il centrodestra) eppure vota diversamente.

Peggio di noi soltanto alcuni "presidi di legalità" come San Luca e Platì: magistrati come Gratteri e Di Matteo ci avevano messi in guardia, con dichiarazioni molto coraggiose e polarizzanti su chi giovava da questa riforma.

Se liberali, simpatizzanti di destra e a vario titolo del Sì speravano in qualche nobile testimonial, dovranno accontentarsi di una città - diciamocelo apertamente - con una una forte borghesia e cultura mafiosa e paramafiosa che ha sporcato il voto di cittadine e cittadini onesti.

Cari sostenitori sinceri del Sì, la vostra piccola vittoria a Reggio Calabria purtroppo non è determinata dal voto di opinione, ma dall'opacità del nostro contesto territoriale (e l'atipicità in tutto il Mezzogiorno).

E adesso non resta che espugnare il feudo, assumendoci qualche responsabilità e iniziando a parlare apertamente dei tanti nostri "segreti di Pulcinella".

Questa Città è "unicum" per demeriti e difficilmente per meriti, questo è il primo segreto di Pulcinella che dobbiamo raccontarci.

Qui se vuoi essere qualcuno o fare qualcosa oltre l'ordinario, se non hai il tuo "clan" e la tua "bolla", non hai diritto ad essere felice.

E per cambiare il nostro futuro è indispensabile l'apporto dei tanti e delle tante fuorisede, a cui è stato negato il diritto di voto.

Questa analisi non è rassegnazione né preannuncia l'intenzione di lasciare: io ho il privilegio di scegliere di restare.

Questa è una dichiarazione di guerra.
Espugniamo il feudo.

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