Solidarietà a Ranucci (e parlateci delle chat di Delmastro)
La gogna mediatica contro Sigfrido Ranucci, fino alla sua probabile estromissione da Report, è parte di una strumentalizzazione pericolosa e vergognosa.
Ranucci è la vittima dell'attentato dinamitardo subito il 16 ottobre 2025: che il mandante sia l'amico di lunga data Valter Lavitola, non rappresenta da sé una prova di complicità.
Bisognerebbe chiedersi semmai quali poteri ci siano dietro le azioni e le dichiarazioni di Lavitola.
Sigfrido non è nuovo alle intimidazioni: il pregiudicato Pennino rivelava l'intenzione di assassinare Ranucci già nel 2010, con minacce che si sono susseguite nel tempo.
Nonostante ciò, l'imbarazzante Presidente della Commissione Antimafia Chiara Colosimo (la stessa che ha querelato un giovane attivista di Our Voice) dichiara con massima leggerezza e indagini ancora in corso che a Ranucci non serva tutta questa scorta, tradendo ancora una volta l'imparzialità del suo ruolo.
La destra di governo, con l'assist di Azione alla Giunta per le Autorizzazioni, sta utilizzando un caso giudiziario su un giornalista sotto scorta a fini propagandistici, e per farci dimenticare il caso Delmastro.
La magistratura farà il suo corso nelle indagini su Lavitola, ma non potrà procedere sui possibili legami tra il clan Senese e l'ex sottosegretario della Giustizia Andrea Delmastro: la Camera non ha infatti autorizzato la visione delle chat.
Siamo governati da un regime di idiocrazia strutturale, in Italia come in molti Paesi cosiddetti occidentali.
Dobbiamo recuperare la capacità di indignarci, mentre la finestra di Overton (di ciò che è tollerabile) si sposta quotidianamente verso l'abisso: dalla retorica di Vannacci all'accettazione passiva del genocidio in Palestina, dalla condotta criminale di Trump alla prepotenza del nostro esecutivo.
Dinanzi a queste aberrazioni, prevale la tipica scusa da individualismo liberale: ognuno è libero di dire e fare ciò che vuole, io mi limito a dire che non sono d'accordo (se mi va e se mi conviene).
Una resa mascherata da finto spirito democratico.
Recuperiamo la capacità di indignarci.
Solidarietà e sostegno a Sigfrido Ranucci!